Perché dovrei firmare l’iniziativa?

La tua firma per dire sì ad una struttura destinata alla detenzione preventiva e all’esecuzione di pene e misure per minori che delinquono…

1. In Svizzera come in Ticino si assiste ad un aumento della delinquenza giovanile!

Osservando la realtà ticinese, oltre all’aumento quantitativo di casi (204 condanne nel 2002, 272 nel 2003, 315 nel 2004, 287 nel 2005, 371 nel 2006 e 426 nel 2007), spicca il grado di maggior brutalità messa in atto dai giovani autori, il tasso di recidiva estremamente elevato (c’è chi arriva a collezionare decine di condanne in età adolescenziale) e la completa diseducazione rispetto alle basilari regole del vivere quotidiano. Le caratteristiche ricorrenti circa l’autore identificano un giovane maschio tra i 13 e i 20 anni, sia svizzero che straniero, con un pronunciato grado di freddezza e di sprezzo per la vittima, senza coscienza sulle conseguenze dei propri gesti e di condizione personale e famigliare precaria. La fascia d’età con il massimo tasso di coinvolgimento è situata tra i 15 e i 17 anni.

Non si è per ora in grado di stabilire se si tratta di una situazione consolidata, oppure se ci troviamo in una fase di aumento costante della criminalità giovanile, o se invece si tratta solamente di un fenomeno passeggero. In ognuna di queste ipotesi, vi è comunque la certezza che lo Stato deve essere in grado di mettere a disposizione delle autorità competenti le strutture adeguate per far fronte anche a misure di privazione della libertà dei minorenni.

2. Lo Stato non può più indugiare dinnanzi al fenomeno della violenza giovanile! 

La situazione ticinese è tutt’altro che soddisfacente. Difatti:

  • Oggi per la detenzione preventiva di minori che delinquono (40/50 arresti all’anno) si fa capo al reparto minorile presso il carcere giudiziario “la Farera”. L’affollamento eccessivo già registrato in varie occasioni (vi sono in totale cinque celle singole), la pericolosa possibilità di interazioni tra adulti e minori in carcere (che presto non verrà più tollerata a livello federale), il marcato pericolo di collusione in caso di arresti multipli, il dovere di celerità (parzialmente disatteso), impongono di dislocare fuori dall’attuale carcere giudiziario celle di detenzione adatte per minorenni.
  • Attualmente le pene (circa 15 casi all’anno) dovrebbero venir eseguite in apposite strutture fuori Cantone. Ciò però comporta lunghe trattative di individuazione della struttura idonea, snervanti tempi d’attesa, problemi organizzativi, difficoltà linguistiche e per lo svolgimento delle visite, il tutto con costi elevati per il Cantone. Non è più dunque garantita la certezza della pena, tanto che troppo spesso bisogna attendere mesi e mesi per procedere con l’espiazione di una pena o peggio la stessa non viene scontata a causa della mancanza di posti.
  • Oggi si avverte la chiara necessità di alternative concrete per l’esecuzione delle misure protettive e privative della libertà (tanto che in alcuni casi si è addirittura giunti a far capo a strutture nel Nord Italia), nonché e soprattutto per quelle disciplinari.

3. Vogliamo un’azione politica coerente di fronte alla violenza giovanile!

Bisogna agire, fornendo alla giustizia e alle autorità competenti i mezzi e le opportunità per applicare le pene alle condizioni imposte dalle norme legali. Il centro di pronta accoglienza e osservazione per adolescenti (ovvero il cosiddetto centro di contenimento attualmente sul tavolo del Consiglio di Stato) è un tassello importante e nella giusta direzione, ma  non serve tra l’altro a prendere a carico dei minori in detenzione preventiva o condannati ad una pena privativa della libertà, né dei minori particolarmente violenti.

4. Un’unica struttura multifunzionale basta!

Le esperienze maturate in altri Cantoni dimostrano che è possibile prevedere un’unica struttura multifunzionale, con centro di pronta accoglienza e osservazione per adolescenti (il cosiddetto centro di contenimento), detenzione preventiva, esecuzione pene e misure. Gli esempi de “La Clairière” a Ginevra (con centro d’osservazione, esecuzione pene e misure disciplinari, nonché detenzione preventiva) e di Pramont in Vallese (con centro d’osservazione, misure educative, arresti disciplinari e detenzione preventiva), nonché di altre strutture presenti sul territorio nazionale, permettono di concludere che la scelta di una struttura multifunzionale è appropriata e vincente.

5. Un chiaro rischio l’esistenza di barriere linguistiche!

Anche per questo è importante che il nostro Cantone si doti delle strutture che permettano di affrontare globalmente il fenomeno della violenza giovanile. Nelle strutture oltralpe manca un numero sufficiente di guardie carcerarie ed educatori italofoni; diventa dunque problematico il raggiungimento degli obbiettivi rieducativi della detenzione.

6. La privazione della libertà costituisce spesso un passaggio necessario!

Il distacco dalla società di un minore autore di reati non è di per sé uno scopo, ma deve essere l’occasione di preparare il suo reinserimento, mettendo in atto sanzioni che non costituiscono semplicemente un periodo di neutralizzazione, bensì un periodo di riflessione, preparazione e formazione.

Si sente la necessità di agire sue due fronti, da un lato rinforzare la prevenzione, l’informazione e la sensibilizzazione dei minori, dall’altro, rinforzare l’aspetto deterrente assicurando la detenzione dei giovani delinquenti.

7. Poniamo l’accento sulla funzione rieducativa e di recupero della pena, grazie a strutture idonee e personale formato!

La giornata di detenzione è ritmata da attività scolastiche, di lavoro in atelier, di incontro con educatori, di visite dei famigliari ecc. I minori non sono mai abbandonati a loro stessi, tutte le attività sono pianificate da personale formato e qualificato.

Secondo il nuovo diritto penale minorile federale, la privazione della libertà dev’essere eseguita in un istituto nel quale ad ogni minore vengono garantiti un sostegno educativo conforme e la preparazione all’integrazione sociale dopo la liberazione. La pena assume così il significato di una vera presa a carico a livello educativo, favorendo lo sviluppo della personalità del minore.

8. Non un costo presente, ma un investimento per il futuro!

Lo stabilimento femminile previsto nel Canton Neuchâtel (di 16 posti e che comporterà la creazione di altrettanti posti di lavoro) implicherà circa 5 milioni di franchi per gli investimenti lordi e per le spese di gestione (bilancio annuale senza le sovvenzioni di circa 2 milioni di franchi).

La trasformazione di Pramont nel Vallese (stabilimento di 23 posti per il collocamento in regime chiuso) comporterà un debito d’investimento di CHF 1'240'000.-- (dopo deduzione delle sovvenzioni).

In Ticino solo i costi per collocamenti di minorenni fuori Cantone ammontavano nel 2009 a circa CHF 700'000.--.

Nel nostro Cantone è possibile partire da quanto già presente a Torricella-Taverne (una struttura oggi chiusa e che ai tempi veniva impiegata per la detenzione di minori) adeguando la stessa alle nuove esigenze, limitando così le spese d’investimento lorde. È pure possibile considerare attuali strutture dismesse, ad esempio nelle nostre valli (anche nell’ottica di una maggior decentralizzazione dei servizi laddove possibile). Inoltre, non è certo necessaria una struttura mastodontica.

Un investimento che, per quanto possa pesare sulle attuali casse pubbliche, deve essere sfumato dal fatto che permette di evitare ineluttabili costi sociali futuri – i problemi non risolti oggi sono le spese di domani – e al contempo dalla creazione in Ticino di almeno una decina o quindicina di posti di lavoro qualificati, utile sbocco per i nostri giovani universitari.