In Svizzera come in Ticino assistiamo ad un marcato aumento della delinquenza giovanile, tanto che se nel 2002 le condanne nel nostro Cantone si attestavano a 204, si è arrivati a registrarne ben 426 (oltre il doppio) nel 2007. Il maggior grado di aggressività dei giovani autori, un tasso di recidiva assai elevato (con giovani che collezionano decine di condanne in età adolescenziale) e la mancanza di rispetto per le basilari regole comportamentali, rappresentano alcuni dei leitmotiv di questo preoccupante fenomeno, che coinvolge in particolare giovani tra i 13 e i 20 anni.
Certo, la Politica ed il Paese intero devono continuare a guardare a quella maggioranza di giovani che non fanno notizia, che non vengono sbattuti in prima pagina, che credono nella loro formazione, che si impegnano politicamente e socialmente... ai giovani che cercano, vogliono e creano lavoro. Tutti loro devono continuare ad essere al centro dei nostri discorsi, dei nostri progetti e delle nostre sfide, perché è grazie soprattutto a loro se potremo continuare a costruire, mattone dopo mattone, una società sana, propositiva e dinamica.


Certo, di fronte al triste e preoccupante fenomeno della violenza giovanile lo Stato non può tutto. Questo è anche e soprattutto un fenomeno che deve invitare la società intera ad una pacata ma seria riflessione, sapendo ad esempio distinguere tra il ruolo di educatore - che spetta in primis alle famiglie e non va delegato ad altri - e quello di formatore, di competenza principalmente del mondo della scuola.
Oggi, dobbiamo riappropriarci di quel fondamentale concetto che è la responsabilità individuale, senza il quale essere liberi suona inutilmente vuoto.
Ed allora: se dobbiamo guardare ai giovani che non fanno notizia, se dobbiamo chiedere a tutte le famiglie di esercitare coscienziosamente il loro ruolo di educatori, perché chinarci anche sui quei giovani che sbandano, finiscono fuori strada, o più semplicemente delinquono?


Semplice... Perché il distacco dalla società di un minore autore di reati non è di per sé uno scopo, bensì l'occasione di preparare il suo reinserimento, mettendo in atto sanzioni che non costituiscono un semplice periodo di neutralizzazione, ma un periodo di riflessione, preparazione e formazione. Perché in taluni casi la privazione della libertà costituisce un passaggio necessario, se si pone l'accento sulla funzione rieducativa e di recupero della pena.
Però e per far questo, bisogna fornire alla giustizia e alle autorità competenti i mezzi, le strutture ed il personale per applicare pene e misure alle condizioni imposte dalle norme legali. Questo sì è compito dello Stato, un compito dinnanzi al quale non si può temporeggiare!


Purtroppo però, nel nostro Cantone, questo compito non viene adempiuto sufficientemente. Difatti e ad esempio, per la detenzione preventiva di giovani che delinquono (40/50 arresti all'anno) si fa capo ad un reparto di sole 5 celle singole presso il carcere giudiziario "La Farera", con il rischio di un eccessivo affollamento, la pericolosa possibilità di interazioni tra adulti e minori ed il marcato pericolo di collusione in caso di arresti multipli. Per le pene si dovrebbe invece far capo a strutture fuori Cantone, con però lunghe trattative per individuare la giusta struttura, snervanti tempi d'attesa, problemi organizzativi, barriere linguistiche... e, conseguentemente, con la certezza della pena che va a farsi benedire! Infine, si sente pure la chiara necessità di alternative per l'esecuzione delle misure protettive e privative della libertà, nonché e soprattutto per quelle disciplinari.


Ecco perché vogliamo un'azione coerente dinnanzi alla violenza minorile e giovanile. Ecco perché diciamo al Cantone intero che le esperienze maturate oltralpe dimostrano che è possibile e vincente prevedere una struttura multifunzionale, con centro di pronta accoglienza e osservazione per adolescenti (il cosiddetto centro di contenimento), detenzione preventiva ed esecuzione pene e misure. Ecco perché diciamo di non fermarsi al solo centro di contenimento oggi al vaglio del Consiglio di Stato, tassello importante e nella giusta direzione, ma che va integrato a quanto richiesto dalla nostra iniziativa. Ecco perché chiediamo a tutti voi di sottoscrivere l'iniziativa che vuole ancorare nella Costituzione cantonale il principio che anche in Ticino serve almeno una struttura dove eseguire detenzione preventiva, pene e misure per minori che delinquono.


Per chi è finito fuori strada e per chi vuol continuare a pedalare, i Giovani liberali radicali propongono biciclette adeguate... le pacche sulle spalle non bastano!

Stefano Steiger, vicepresidente PLRT