In un recente dibattito alla RSI (11.6), a proposito dell’iniziativa di GLRT per la creazione in Ticino di una struttura multifunzionale per minori che delinquono, se ne son sentite di cotte e di crude. Ma la riflessione (si fa per dire) più cervellotica è stata quella di chi ha preteso che un soggiorno, ad esempio vallesano, sarebbe utilissimo per gli stimoli intellettuali e per l’apprendimento di una lingua diversa da quella materna, come per gli studenti che frequentano gli atenei confederati. Bum! E noi che eravamo così fieri della creazione di un’USI, di una SUPSI… 
Non ci vuol molto per capire che il prioritario ricupero di questi giovani viene facilitato se non vi è uno sradicamento totale dai propri legami familiari e d’amicizia, mentre la sensazione di esser banditi, cacciati ostacola la funzione rieducativa, il reinserimento nel tessuto sociale che è lo scopo primo della detenzione. O vogliamo rivolare ai tempi di Papillon? Via, alla Cayenne, così non li vediamo più e possiamo continuare a illuderci di vivere nel migliore dei mondi! 


E piantiamola poi con la solfa dei costi, quando  si viaggia verso il milione all’anno sperperato oltre confine. Se è necessario, i soldi si devono spendere. E questa struttura necessaria lo è. La si finirà, una buona volta, con la pessima abitudine nostrana di arrampicarsi sui vetri per criticare un progetto più che azzeccato solo perché l’idea l’hanno avuta gli altri?

Domenico Bonini, Rovio