Sostengo con convinzione l’iniziativa popolare lanciata dal movimento giovanile del Partito Liberale Radicale per la realizzazione in Ticino di una moderna struttura di detenzione e di recupero per giovani che delinquono. Mi rammarico sempre quando, a seguito di deplorevoli fatti di violenza o di bullismo, si sentono certe generalizzazioni sul mondo giovanile. La larghissima maggioranza della gioventù è infatti operosa, dinamica, responsabile, silenziosamente impegnata e chiede fiducia al mondo degli adulti, non solo rimproveri. Al contempo, però, i fatti alla base delle pericolose generalizzazioni, che a scadenza regolare contraddistinguono la cronaca, segnalano in modo chiaro come una fetta - fortunatamente minore - di tale gioventù presenti dei tratti più problematici che non possono essere ignorati; di conseguenza, la politica deve occuparsi di questi casi. Credo fermamente che la responsabilità educativa e formativa della nostra gioventù competa oltre che alle famiglie, ad ogni adulto, indipendentemente dalla sua funzione e dal suo ruolo sociale; ma quando quest’ultimi, per svariate ragioni, abdicano o trascurano il loro ruolo educativo e formativo dando il là a situazioni palesemente degradate, lo Stato deve essere in grado di intervenire e di prendersi carico in maniera adeguata del giovane problematico. Non è attualmente il caso in Ticino!

La detenzione preventiva di minori presso l’istituto penitenziario La Farera non è soddisfacente per i pericolosi contatti tra minori e detenuti adulti (soluzione peraltro contraria all’art. 6 cvp. 2 della Legge federale sul diritto penale minorile). Inoltre, l’esecuzione vera e propria di una pena risulta essere molto difficoltosa in quanto, sulla base di un accordo intercantonale, si fa capo a strutture fuori cantone sovraffollate e con limitata disponibilità. Ciò scoraggia in modo evidente chi deve assegnare una pena che preveda la detenzione. Così non va. A dirlo non è il sottoscritto o il movimento giovanile del PLR: la necessità di correggere l’attuale situazione è indicata tra le priorità del rapporto finale del Gruppo operativo Giovani, violenza, educazione istituito dal Consiglio di Stato dopo la tragedia di Locarno e composto da molti esperti del settore provenienti da aree politiche diverse coordinati dal procuratore pubblico Antonio Perugini.

Non serve a nulla scandalizzarsi dopo le tragedie, istituire gruppi di lavoro e commissioni, cavalcare politicamente il tema della delinquenza minorile tramite valanghe di atti parlamentari per poi non dar seguito a ciò che emerge come una chiara necessità.

Il Centro di contenimento attualmente sul tavolo del Consiglio di Stato è necessario ma non è sufficiente. Noi chiediamo che sia completato da una parte dedicata alla detenzione preventiva e all’esecuzione di pene e misure. Non si può pensare di intervenire nel mondo della delinquenza giovanile solamente con opere di prevenzione, informazione, rieducazione e di sensibilizzazione, tralasciando completamente ogni aspetto deterrente. Dinnanzi ai casi gravi, quando i limiti sono stati oltrepassati, bisogna assicurare una reazione proporzionale alla gravità degli atti commessi. Inoltre non va dimenticato che quanto si parla di detenzione di minori non si tratta di un semplice periodo di neutralizzazione, bensì di un’ opportunità per operare al meglio l’importante lavoro educativo, formativo e di reinserimento sociale e lavorativo, che purtroppo è mancato al giovane autore di un reato. Gli esempi dei Cantoni che ci hanno preceduto sono particolarmente significativi: da una parte l’esperienza positiva dei centri multifunzionali presenti a Ginevra e in Vallese, dall’altra l’esperienza del Canton Friborgo, dove il solo Centro di contenimento, a dire del Consiglio di Stato friborghese, non risolve che parzialmente il problema, trascurando i casi più problematici. Ora che anche in Ticino, necessitiamo di una struttura di questo tipo, quale vogliamo? Non credo una incompleta! Sono convinto che la soluzione più consona sia quindi quella di optare per un centro che assolva il duplice compito di recupero e di detenzione.

Michele Bertini, Consigliere comunale a Lugano e membro GLRT