Iniziativa No Billag: GLRT non condivide la posizione di GLRS

I Giovani Liberali Radicali Ticinesi prendono posizione sull’iniziativa No Billag in votazione il prossimo 4 marzo. Dopo la decisione dello scorso sabato dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri di schierarsi a favore dell’iniziativa, GLRT ribadisce la propria contrarietà alla modifica costituzionale e mette in guardia sulle pericolose conseguenze per la Svizzera e per il Canton Ticino.

GLRT ribadisce la sua posizione sull’iniziativa No Billag. Con la messa all’asta delle frequenze radiotelevisive e con la contemporanea impossibilità per lo Stato di sovvenzionare qualsiasi emittente radiofonica e televisiva, le conseguenze, soprattutto per il nostro Cantone, sarebbero devastanti. In particolare per i seguenti quattro punti:

(1) L’iniziativa decreta la chiusura della SRG (e della RSI) nonché di altre 60 emittenti regionali private che adempiono al mandato del servizio pubblico. Oltre 13'000 persone sarebbero lasciate a casa (di cui 1’200 in Ticino) con ripercussioni deleterie sulle casse pubbliche. Con la scomparsa della RSI e il ridimensionamento di TeleTicino, Radio Fiume Ticino e di Radio 3iii verrebbero perse più di 60 professioni specifiche non rimpiegabili in altri ambiti. Le radiotelevisioni promuovono la formazione professionale dei giovani svizzeri e cooperano con le università e le scuole professionali svizzere, generando un valore aggiunto che andrebbe perso assieme all’informazione pubblica. Non perdiamo questo motore economico di primaria importanza per la nostra regione.

(2) L’iniziativa vuole la fine del servizio pubblico per consegnare il monopolio dell’informazione radiotelevisiva ai privati. Si vuole sacrificare un sistema di informazione vincolato alla Costituzione che garantisce l’indipendenza e l’autonomia delle emittenti per uno in cui il denaro funge da ago della bilancia senza alcun vincolo a livello di contenuti come contropartita. Le emittenti private potranno decidere liberamente, seguendo le logiche di mercato, di pubblicare trasmissioni e contenuti che non si interessano ai fatti legati al territorio, di non prestare attenzione alle minoranze regionali e di non contribuire all'istruzione e allo sviluppo culturale e alla libera formazione delle opinioni. Tutto questo senza che il cittadino o lo Stato possano intervenire, in quanto l’iniziativa abolisce anche la possibilità di ricorrere all’autorità preposta prevista attualmente dalla legge.

(3) Accettando l’iniziativa No Billag mettiamo l’informazione in mani straniere. I costi di gestione di una rete sono alti e disincentivano la creazione di nuove emittenti. La sola pubblicità sulle reti pubbliche permette di finanziare tra il 15 e il 25% dei costi. Il resto della spesa è coperto dagli introiti del canone. Questa situazione aprirebbe il mercato svizzero ai grossi gruppi mediatici stranieri (come Mediaset in Italia) che potranno concorre nell’attribuzione delle concessioni radiotelevisive. La semplice idea di disporre di una informazione prodotta all’estero è inquietante, ma nel concreto sarebbe addirittura svantaggiosa: non si creeranno dei posti di lavoro sul territorio, le imprese non sposteranno la sede in Ticino o in Svizzera e produrranno dall’estero. Quindi i salari non creeranno ricchezza da noi, ma solo oltre confine, come pure le imposte verranno riscosse dal fisco italiano, tedesco o francese con conseguenti perdite per Comuni e Cantoni.

(4) L’attuale sistema promuove la coesione nazionale e il plurilinguismo. Permette alle radiotelevisioni pubbliche di produrre spettacoli e trasmissioni nelle quattro lingue nazionali e permette ai cittadini di conoscere approfonditamente la propria terra attraverso un’informazione capillare. Il sistema del canone attribuisce ogni anno al Ticino oltre 250 milioni di franchi contro i 50 milioni raccolti annualmente tramite la Billag. Pagando solo il 4% della totalità del canone, il nostro Cantone ne beneficia per oltre il 20%: un sistema pienamente federalista che funziona e che merita di essere tutelato. Tutti questi soldi si distribuiscono sul territorio sotto forma di salari, di pagamenti alle imprese (creando indirettamente circa 500 posti di lavoro) o di contributi che generano ricchezza a beneficio della popolazione.

GLRT invita quindi la popolazione e soprattutto i giovani a respingere questa dannosa iniziativa. L’informazione pubblica rappresenta una ricchezza sotto molti punti di vista e perderla sarebbe un grave smacco per la Svizzera, per il Canton Ticino e per le minoranze linguistiche. Il 4 marzo vota No all’iniziativa No Billag!

Contatti: 
Alessandro Delorenzi, Presidente GLRT, +41 79 361 57 43
Alessandro Spano, Vicepresidente GLRT, +41 79 725 63 38