Presa di posizione
Attualità 27.02.2026

QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE

CORRIERE DEL TICINO:
SILVIO BARANDUN / vicepresidente Giovani liberali radicali ticinesi.
Anna ha 26 anni, è infermiera e convive da tre anni con Marco che lavora come docente di scuola media. Anna e Marco sono innamorati, progettano la loro vita insieme e presto avranno un figlio. Marco sogna da tempo di vedere Anna camminare verso di lui, vestita di bianco, lungo la navata. Facendo però i tristi conti, lui e Anna preferiscono risparmiare dove possono e rinunciano a sposarsi.
Questa è purtroppo per molti giovani adulti la triste realtà. Il matrimonio viene messo in lista d’attesa perché quando arriva la cruda lettera dall’Ufficio Esazione e Condoni la giornata già è iniziata in malo modo e non c’è necessità di peggiorarla ulteriormente. Sembra insomma che lo Stato imponga loro un manzoniano: «Questo matrimonio non s’ha da fare».
L’introduzione dell’imposizione individuale in Svizzera non è, come sostengono alcuni, un affronto alla famiglia tradizionale. È piuttosto un invito allo Stato ad essere neutrale rispetto alle scelte di vita dei cittadini. La decisione di Anna e Marco di sposarsi o meno è affare loro e solo loro.
Se vogliamo continuare l’allegoria, Anna sta già pensando di portare il proprio grado di occupazione dall’80% al 60%. Se poi consideriamo che da sposata dovrebbe pagare ancora più tasse, le converrebbe quasi scendere direttamente al 40%, ma questo non è un bene per nessuno. Né per Anna a cui piace il proprio lavoro, né per l’interesse collettivo poiché, come chi lavora ad esempio nel settore sanitario ben sa, in realtà servirebbero un paio di mani in più e non certo uno in meno.
È vero che l’imposizione individuale comporterebbe qualche dichiarazione fiscale in più da elaborare. Ma l’Ufficio delle tassazioni già oggi tratta le dichiarazioni semplici dei cittadini con solo reddito e poco altro in modo quasi automatizzato. Per un computer, gestire mille o duemila dichiarazioni è un (non) problema quasi equivalente.
L’imposizione individuale non distrugge quindi assolutamente la famiglia, ma rimuove una penalizzazione artificiale che influenza scelte profondamente personali che possono parimenti essere dannose per l’interesse collettivo. Uno Stato moderno mai dovrebbe perciò spingere le persone a rinunciare al matrimonio, al lavoro o all’equilibrio familiare per ragioni fiscali. Dovrebbe invece e soprattutto creare condizioni eque permettenti che le scelte di vita siano e restino unicamente affare dei cittadini.